LA VITA

Una biografia recita “La mattina del 14 settembre 1930 … l’anima di Pietro Trabattoni ritorna a Dio. Aveva trascorso operosamente su questa terra ottantadue anni”. Sessanta di quegli ottantadue anni, Don Pietro, li trascorse a Maleo (1870-1930) esercitando il servizio pastorale, per 14 anni, da Cappellano dell’Oratorio di Cascina San Francesco e, per 46 anni, da Arciprete della Insigne Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio. Il risorgimento era avvenuto sopra la testa della gente e nelle campagne erano ancora enormi le fatiche e la miseria. Don Pietro fu un sacerdote molto attivo che lavorò, anche, per il bene materiale di Maleo e del Basso Lodigiano. Difese i diritti dei lavoratori, fu pioniere dell’assistenza agli anziani, diede impulso alla dottrina cristiana. Eresse l’ospizio, l’asilo e l’oratorio. Propiziò ben tredici vocazioni sacerdotali. Organizzava, per i preti del circondario, il ritiro mensile, da cui passarono, a vario titolo, anche due “futuri” Papi (Pio X e Giovanni XXIII) e dove, poi nel tempo, accorsero preti da tutta la Lombardia. Appuntamenti che divennero un laboratorio di pastorale sociale per il riscatto della povera gente. Un riscatto del mondo contadino, in chiave popolare e cooperativistica. Trabattoni accolse, le Figlie dell’Oratorio, congregazione religiosa femminile (ancora presente a Maleo), fondata dall’amico parroco di Pizzighettone, il Beato Vincenzo Grossi, allorquando il vescovo di Cremona, prima di riaccoglierle, ne vietò la permanenza nella sua diocesi. Don Pietro inventò, novità assoluta, anche i ritiri per i laici e, con il suo patrocinio, sorsero la società di mutuo soccorso, la cassa rurale, la lega femminile del lavoro, il circolo operaio, la lega bianca dei contadini. Fu un prete scomodo perché non stava dalla parte dei potenti, si legge che non accettò mai inviti a cena da parte dei maggiorenti del paese.
Fu, invece, l’anima del movimento sociale cattolico del basso lodigiano: alla canonica di Maleo, oltre i lodigiani Vigorelli e Fusari, erano di casa Mauri, Miglioli, Meda, Cameroni, Vercesi, Longinotti e Cavazzoni che erano sostanzialmente l’elite intellettuale della politica cattolica lombarda. Fu Trabattoni a volere la funzione, nella Bassa Lodigiana, di cappellano del lavoro per Don Quaini, forte propagandista ed organizzatore sindacale. Anticipando gli eventi nazionali, lo sciopero di Maleo del 1910, seppur fallito, dimostrò che, nel panorama politico, s’era ormai inserita, anche, l’organizzazione dei cattolici.

LA CANONIZZAZIONE

Se, per i Malerini, la Santità di Don Pietro fu, da subito, indubbia, il Vescovo di Lodi, mons. Benedetti, ne avviò l’iter di attestazione con decreto del 27 luglio 1955. La causa di beatificazione del Servo di Dio Pietro Trabattoni è stata introdotta nel 1972 e la prima fase del processo di canonizzazione, si è conclusa, con il riconoscimento delle virtù eroiche e la conseguente attribuzione del titolo di Venerabile, in data 7 luglio 1977, con la promulgazione del Decreto Pontificio, di Papa Paolo VI. L’eventuale fase successiva, costituita dalla dichiarazione di beatificazione, rimane subordinata all’accertamento di un miracolo attribuibile all’intercessione del Venerabile, ovvero, qualcuno deve aver pregato il Venerabile e questi deve aver "risposto" venendogli in soccorso con un evento inspiegabile e "prodigioso". Un miracolo verrebbe ritenuto, dalla Chiesa, segno inequivocabile che il Venerabile è in Paradiso e di là può, e vuole, soccorrere i vivi. Affinchè un miracolo venga preso in considerazione dalla Congregazione dei Santi occorre l’inoltro di una debita Inchiesta Diocesana. Riconosciuto il miracolo, il Papa proclamerebbe il Venerabile “Beato”, stabilendo una data della memoria nel calendario liturgico locale e solo al riconoscimento di un ulteriore miracolo il beato verrebbe dichiarato “Santo” ed il suo culto sarebbe autorizzato ovunque.

Nel 2010 ricorre 80° anniversario del transito del Venerabile Pietro Trabattoni.