“Avevo fame e mi avete dato da mangiare…”
“Avevo sete e mi avete dato da bere….”
“Ero nudo e mi avete vestito…”
“Ero forestiero e mi avete ospitato…”.

Ogni storia di adozione, e Maleo ne conta ben 4, ha alle spalle un lungo travaglio di valutazioni, analisi, ripensamenti, timori che i coniugi vivono prima di prendere la decisione che cambierà loro la vita per sempre: rinunciando alle alternative che la scienza medica offre alla coppia spesso a scapito del rispetto per la vita, affrontano il faticoso cammino dell’adozione; si sottopongono a un percorso formativo in sedi spesso lontane, ad attente verifiche di idoneità fisiche e psicologiche, rispettano i numerosi assolvimenti burocratici, lunghe attese, nuovi colloqui di verifica, ancora attese che generano ansia e timori….
Il lungo tirocinio consente però ai coniugi di approfondire la conoscenza reciproca rinsaldando il legame che li unisce, temprandoli, nell’attesa dell’incontro della loro vita e con la vita di un bambino, fragile, bisognoso di affetto, di quell’affetto che non gli hanno potuto o saputo trasmettere i genitori naturali.
E, finalmente la convocazione alla quale si presentano trepidanti sperando e pregando di saper affrontare l’incontro nel segno della totale accoglienza della nuova vita, evitando selezioni discriminatorie. Il nome, il volto, poi i primi giorni insieme, sicuramente indimenticabili e la strada per la vita è iniziata.
E c’è un’altra storia, che ci racconta di affidi a Maleo ed ha inizio con il disastro di Chernobyl, in Ucraina, al confine con la Bielorussia: il più grave incidente nucleare di tutti i tempi si verificò il 26 aprile 1986 e fu determinato dall’esplosione del reattore nucleare nel corso di un test definito "di sicurezza".
La nube di materiali radioattivi che fuoriuscì dal reattore provocò 65 morti accertati, ma si stimano in 30.000 ~ 60.000 le morti presunte per leucemie e tumori alla tiroide negli 80 anni successivi al disastro.
Fino al 2005 (dati ONU) sono stati registrati circa 4000 casi di tumore alla tiroide che hanno colpito in particolare bambini e adolescenti. 336.000 persone in un raggio di 30 km furono pesantemente contaminate e costrette all'evacuazione forzata e immediata con la rottura di tutte le relazioni sociali precostituite determinando elevate condizioni di stress, ansie, paure circa eventuali effetti sulla salute, depressione. La diminuzione della qualità di vita in questa popolazione, la disoccupazione e l'aumento della povertà, complicate ulteriormente dai contemporanei eventi politici legati al crollo dell'Unione Sovietica, hanno avuto come conseguenza un elevatissimo aumento dell'alcolismo, della tossicodipendenza, dei suicidi dei casi di epatiti e AIDS, oltre che di tubercolosi e difterite dovute alla difficoltà di nutrirsi e scaldarsi in modo adeguato.
E’ in questo quadro di grave disagio generale che si è inserita in quegli anni l’iniziativa di una decina di famiglie di Maleo che, mosse da un grande cuore, in punta di piedi si sono avvicinate ai più deboli, ai bambini e adolescenti sofferenti nel fisico, per malattia, o negli affetti, per un lutto recente.
Non era che l’inizio, la prima estate di tanti bambini ucraini e bielorussi ospiti di altrettante famiglie di Maleo, e fu seguita da una seconda, e da una terza estate alla quale hanno fatto seguito le visite delle famiglie malerine ospitanti, nei paesi di origine dei bambini ucraini e bielorussi…..e la storia continua ancora oggi: ce la racconteranno i protagonisti stessi che incontreremo, insieme con le famiglie impegnate nelle adozioni, sabato 16 ottobre alle 19,30 in occasione di una cena con Caritas e Azione cattolica alla quale tutta la comunità è invitata.
I fondi raccolti serviranno per il sostegno di nuove iniziative per l’adozione a distanza ed il finanziamento dell’associazione di zona incaricata degli affidi.
E’ necessario segnalare la propria partecipazione alla cena comunicando il nominativo a Puccy Zambarbieri.


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